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Il
Piano di Sviluppo Socio Economico della Comunità Montana Castelli
Romani e Prenestini
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Il Piano di Sviluppo
Socio Economico (PSSE) dell'Ente Montano è il documento principale di
programmazione di una Comunità Montana; esso ha cadenza quinquennale, e
contiene le linee di sviluppo individuate dal territorio e sintetizzate
dalla Comunità Montana per la loro attuazione.
La Comunità
Montana Castelli Romani e Prenestini nel 2001 ha avviato il proprio
Piano, connotato da alcuni aspetti particolarmente innovativi. Rispetto
al vecchio modello di Piano (per lo più una sommatoria disomogenea di
interventi da far realizzare alle varie Amministrazioni Comunali), il
Piano 2001-2006 è infatti caratterizzato da due elementi:
-
l’analisi
approfondita dei fabbisogni del territorio, la disponibilità ad
ascoltare le esigenze del territorio e ad elaborarle ed organizzarle
in un Documento di Programmazione articolato per Assi, Misure ed
Azioni logicamente sviluppati secondo un percorso che va dal
generale allo specifico;
-
la
metodologia di condivisione degli obiettivi del Piano con il
territorio, costituita dalle fasi di animazione e sensibilizzazione,
apertura e messa a bando di risorse per gli Enti pubblici, per i
portatori di interesse e per operatori economici e sociali.
A
rendere particolarmente significativo il Piano sviluppato dalla Comunità
Montana Castelli Romani e Prenestini concorre una ulteriore
caratteristica, cioè il progetto che costituisce la premessa del Piano:
la trasformazione di un atto di programmazione di un Ente (il Piano di
Sviluppo Socio Economico, appunto), in un processo di Sviluppo Locale.
È stata infatti creata un’Agenzia
di Sviluppo Territoriale che ha come finalità la realizzazione
delle strategie e degli obiettivi del Piano, e risponde alla necessità
di strutturare e coordinare il sostegno alla pianificazione ordinaria
dello sviluppo locale.
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Le
esigenze del territorio al centro del Piano di Sviluppo
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Prima
dell’avvio del Piano, la Comunità Montana ha effettuato un’indagine
conoscitiva delle esigenze e delle necessità del contesto territoriale
nel quale opera attraverso:
-
l’analisi
di dati statistici;
-
l’indagine
sul campo (questionari, interviste ai Sindaci);
-
l’utilizzo
di una Metodologia Regionale (Università degli Studi della Tuscia)
relativa a marginalità economica e sociale, vocazione agricola
utilizzata e dimensione urbana;
-
lo
studio della capacità del territorio di attrarre investimenti e
finanziamenti.
Questa indagine ha
rivelato le difficoltà incontrate dalle 13 Amministrazioni Comunali
dell'area nella
realizzazione delle attività di ricerca, sviluppo e programmazione a
medio e lungo termine di strategie di promozione del territorio. Esse
infatti sono impegnate nella gestione delle attività istituzionalmente
assegnate: era dunque necessario intervenire per sostenere le singole
Amministrazioni comunali, e lo strumento idoneo è stato individuato
nell’assunzione di un ruolo di coordinamento da parte della Comunità
Montana. Essa si è assunta il compito di operare in
un regime di orientamento, assistenza ed informazione continua con lo
scopo di garantire la parità di condizioni di accesso agli strumenti
dello sviluppo socio-economico del territorio, operando un cambiamento
strategico nell’informazione e nella pianificazione. Lo scopo ultimo
di questo processo è quello di superare il metodo consueto della
programmazione affrettata e straordinaria, sia da parte degli Enti
pubblici che dei privati, e giungere a praticare la pianificazione
ordinaria, che consente una maggiore qualità delle proposte.
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Gli
obiettivi del Piano
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Il
Piano e con esso l’Agenzia di Sviluppo, l’organismo deputato a
metterlo in pratica, si propone di sviluppare
le condizioni socio-economiche del territorio, attivando
e realizzando una rete di supporto agli operatori privati, agli Enti
pubblici territoriali e agli altri attori locali (associazioni
culturali, sociali, giovanili e di volontariato, associazioni ed enti no
profit) con lo scopo di:
- stimolarne
ed affiancarne le iniziative di sviluppo,
- facilitarne
l’accesso alle informazioni,
- coinvolgerli
nelle attività finalizzate allo sviluppo del territorio
- sostenerne
l’accesso ai finanziamenti regionali, statali ed soprattutto
europei
Tutto
ciò attraverso iniziative di progettazione locale integrata, creazione
di partnership finalizzate e promozione di attività transnazionali.
La strategia di
sviluppo del Piano è articolata in tre macro-aree:
- il
rafforzamento del contesto strutturale, economico e sociale del
territorio, attraverso la promozione dell'integrazione spaziale,
economica e funzionale tra aree caratterizzate da "velocità
diverse" della dinamica di sviluppo
- l'ampliamento
e l'innovazione della base produttiva in un quadro di sostenibilità
ambientale, attraverso la diversificazione settoriale,
l'integrazione fra settori, la competitività delle imprese
- la
valorizzazione delle vocazioni del territorio attraverso interventi
integrati, in primo luogo di natura ambientale e culturale
Rispetto
a tali obiettivi generali, si sono poi delineati altrettanti obiettivi
strategici specifici, articolati in tre assi fondamentali:
- Tutela
e valorizzazione delle risorse naturali
- Strategie
di coltivazione dell'appartenenza
- Rafforzamento
del sistema delle imprese
Ciascun asse si
suddivide a sua volta in tre misure per asse a partire dalle quali
s'individuano singole azioni ad un maggiore livello di specificità.
ASSE
1. TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE NATURALI
Misure:
- Pianificare
la gestione integrata della risorsa idrica, degli impianti fognanti
e dei rifiuti sia per quanto riguarda la "messa in
controllo" delle reti esistenti che rispetto alla creazione di
nuove reti e all'introduzione di nuovi sistemi volti alla riduzione
dell'impatto legato allo smaltimento finale.
- Avviare
concrete politiche di sostenibilità ambientale attraverso la
prevenzione dai rischi idrogeologici ed il risanamento dei fenomeni
di dissesto ma anche attraverso la cooperazione fra le comunità
locali per l'introduzione di fonti energetiche alternative,
riduzione dei carichi inquinanti e, contemporaneamente,
incoraggiando lo sviluppo di produzioni, tecnologie e stili di vita
(modelli abitativi e di consumo) adeguati.
- Valorizzare
le risorse naturalistiche ambientali e paesaggistiche sia per quanto
riguarda il restauro paesaggistico e forestale che per il
miglioramento dei siti naturali ed il recupero delle aree degradate
ad elevato impatto ambientale e contemporaneamente, introducendo
infrastrutture leggere per la fruizione turistica e l'educazione
ambientale nonché nuove forme di gestione del patrimonio naturale.
ASSE
2. STRATEGIE DI COLTIVAZIONE DELL'APPARTENENZA
Misure:
- Migliorare
gli elementi della qualità della vita della popolazione
affiancando, ma anche integrando in un ottica di sistema
territoriale, le attività di servizio svolte dalle singole
amministrazioni comunali, potenziando e diffondendo l'utilizzo delle
nuove tecnologie dell'informazione ma anche rafforzando le strutture
e i servizi esistenti soprattutto per le fasce più deboli della
popolazione.
- Produrre
beni relazionali che consentano un rafforzamento del tessuto sociale
della Comunità: rafforzare le competenze ed i saperi, sostenere
l'orientamento ed in generale il processo di ciascuno alla ricerca
di strade "sostenibili" (dal punto di vista economico e
sociale) per interpretare il proprio ruolo all'interno della Comunità
e nel contesto territoriale.
- Investire sulla conservazione e la valorizzazione del Patrimonio
Territoriale di cultura ed identità che presenta un'offerta di
rilevanza tale da far ritenere nei prossimi anni, insieme al
patrimonio archeologico e storico, diventi il fattore distintivo
della qualità della vita del territorio della Comunità Montana,
con la consapevolezza di preservare una ricchezza di tutta la
Comunità.
ASSE
3. RAFFORZAMENTO DEL SISTEMA DELLE IMPRESE
Misure:
- Strutturare
un sistema di supporto alle iniziative pubbliche e private di
sviluppo locale come la creazione di nuova impresa, sviluppando e
incentivando le esperienze di animazione economica sul territorio,
coinvolgendo gli enti locali e la cooperazione tra forza attive
presenti sul territorio, migliorando la capacità attrattiva
dell'area rispetto a nuovi insediamenti produttivi.
- Incentivare
la vocazione turistica dell'area, sostenendo l'organizzazione di una
rete territoriale di accoglienza turistica, di circuiti tematici e
contemporaneamente, adeguando le infrastrutture turistiche
finalizzate al miglioramento della fruibilità.
- Valorizzare
le vocazioni produttive del territorio in una logica di connessione
con lo sviluppo del turismo rurale, valorizzando le produzioni
agro-silvo pastorali in un'ottica di filiera e le attività connesse allo sviluppo turistico, ma anche integrando
l'artigianato con le altre attività territoriali e con i servizi.
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Punti
di forza e di
debolezza
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I
punti di forza del progetto sono molteplici:
- condivisione
del processo e delle sue metodologie applicative da parte delle
Amministrazioni pubbliche locali e dei loro rappresentanti nell'Ente Montano
- precedente
esperienza del territorio in 2 iniziative comunitarie LEADER II
concluse con successo sia dal punto di vista qualitativo che
finanziario
- disponibilità,
per buona parte del territorio, all'adesione alla metodologia
- capacità
dell'Ente montano di recepire l'innovatività dei processi e di
adattarsi ad una maggiore velocità nella spesa.
Al
contempo, si sono riscontrate altrettante criticità:
- disomogeneità
territoriale nella risposta al modello ed alla metodologia di
sviluppo
- disomogeneità
nell'appropriazione della metodologia di partecipazione in base alla categoria
di beneficiari finali (Enti pubblici, Istituzioni Scolastiche,
Imprese, Associazioni, Terzo settore, singoli privati)
- parziale
incidenza sulle attività di settore o in servizi, suscettibili di
innescare processi stabili e duraturi nel lungo periodo
- scarsa
consapevolezza dell'innovatività del processo da parte degli Enti e
scarso riconoscimento di ruolo quale nodo di interconnessione
territoriale a livello sub-regionale.
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I
finanziamenti
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I
finanziamenti, che ammontano per gli anni 2001 e 2002 a 8.812.240 Euro,
derivano da varie fonti: il
4% da fondi interni all’Ente, l’85% da fondi comunitari, il 4% da
fondi regionali, il 2% da fondi provinciali, il 2,5% da fondi comunali e
altrettanto da sponsorizzazioni o da fondi privati.
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