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il canale tematico di FORUM PA dedicato allo sviluppo territoriale
Le
amministrazioni del "Club delle eccellenze di Sfide" si sono
confrontate sul tema della Pianificazione Strategica e Partecipata
Sfide
La
mission di "Sfide
- dalla buona pratica alla buona amministrazione" è
monitorare che il processo di cambiamento delle amministrazioni locali
si sia radicato in una cultura del fare e nella capacità di produrre
risultati durevoli nel tempo, al fine di aiutare a costruire una pubblica
amministrazione capace di raggiungere risultati efficienti, efficaci,
verificabili e partecipati.
Aspetto
qualificante di "Sfide" è di proporsi come prototipo
di una diversa metodologia di valutazione delle buone prassi basata sull'osservazione
del progetto nel corso della sua realizzazione. L'intento è di
pervenire, tramite una rigorosa valutazione sul campo dei risultati complessivi
del progetto e l'analisi dei fattori e delle condizioni locali che hanno
permesso le innovazioni, ad una griglia di parametri su cui basare un
benchmark comparativo delle performance pubbliche a livello locale ed
alla modellizzazione delle migliori pratiche individuate.
Il
percorso di "Sfide" ha avuto inizio nel 2002 con la prima edizione
e con grande successo ha continuato fino ad arrivare all'edizione del
2005 ancora in corso. Le circa 30 amministrazioni che hanno vinto la "Sfida"
sono entrati a far parte di un gruppo di amministrazioni eccellenti contribuendo
alla creazione di una sezione dedicata al "Circolo di qualità"
in cui sviluppare e diffondere la cultura e gli strumenti per la valutazione
delle politiche locali, attraverso un'azione di monitoraggio sullo stato
di avanzamento dei progetti vincitori.
Alla riunione che si è tenuta il 16 marzo 2005 a Roma, oltre alle
amministrazioni premiate hanno partecipato il Direttore Generale Forum
PA - Carlo Mochi Sismondi, il Direttore della Fondazione Censis - Giuseppe
Roma, Paolo Crugnola della SDA Bocconi e Gianni Dominici del Censis.
Obiettivo
dell'incontro è stato quello di contribuire a definire utilità
e contenuti della Pianificazione Strategica e Partecipata a partire da
concrete esperienze territoriali che hanno prodotto dei risultati e cominciare
a definire meglio quali sono gli obiettivi che le amministrazioni locali
si propongono per mettere a reddito le esperienze positive in ambito nazionale.
Pianificazione
Strategica
Pianificazione
strategica come strumento da utilizzare per far fronte alla difficile
e frammentata situazione in cui si trova attualmente l'Italia è
la sintesi del discorso di apertura di Giuseppe Roma. "In merito
alle politiche che riguardano il territorio e lo sviluppo locale il nostro
paese oggi si trova in una situazione di estrema incertezza che parte
dal federalismo fino ad arrivare alla nuova riforma della devolution:
siamo chiamati cioè a ri-articolare la architettura istituzionale
fra regioni, province e comuni trovandoci difronte a una situazione non
facile per gli investimenti che poi dovranno essere accompagnati dalle
azioni operative che un piano strategico può proporre. Ci troviamo
in un contesto di carattere economico-produttivo e competitivo non chiaro
al punto che le città fanno, ma spesso non sanno cosa stanno facendo
o dove stanno andando".
"La
vera sfida" - aggiunge Massimo Zucconi Presidente del Circondario
della Val di Cornia - "è quella di sapere interpretare i cambiamenti
in corso e sapere individuare risposte e strumenti appropriati. Viviamo
in una fase di rapidi cambiamenti negli assetti consolidati nei territori,
nelle città, nelle aree metropolitane, ma anche nei piccoli comuni
come anche nelle zone depresse. Queste trasformazioni aprono una fase
che io definisco di nuova competizione del territorio. Si tratta
di riposizionare tutte le realtà locali in uno scenario nuovo che
vedrà inevitabilmente attori avvantaggiati e altri svantaggiati.
I
nuovi fattori di successo dello sviluppo locale possono riassumersi sostanzialmente
in due elementi:
l'esistenza
di risorse - finanziarie, umane, territoriali
saper
implementare un buon Piano Strategico entro il quale questi fattori
di successo, interagendo, possano trasformarsi in un nuovo modello economico/sociale
che vada ad integrare quelli che sono entrati in crisi."
I
principi guida della Pianificazione Strategica
Coesione,
gerarchia, coerenza, valutazione, inclusione sono alcuni dei principi
chiave senza i quali non si può parlare di Pianificazione Strategica.
"La
Coesione, istituzionale e sociale, sottintende azioni di concertazione
nell'ambito di un partenariato ampiamente rappresentativo degli interessi
pubblici e privati associativi" è il commento di Osvaldo Cammarota
- Amministratore Delegato della Città del Fare Agenzia di Sviluppo
Locale dei Comuni al nord est di Napoli. "Non si può pensare
di fare sviluppo se non si pensa di fare politiche di formazione e inclusione
sociale in sinergia con le vocazioni e le potenzialità del tessuto
produttivo locale, non si può parlare di innovazione amministrativa
se non si fa gerarchia: se non si capisce quali sono i servizi
pubblici che su quel territorio sono più importanti per affrontare
le criticità.
La programmazione e la Pianificazione degli enti sovraordinati a volte
può non essere coerente con la strategia dell'ente a livello
istituzionale più basso. Ovviamente la realtà locale non
deve muoversi in maniera slegata dalle politiche strategiche regionali,
statali e comunitari, alla condizione però che le strategie sovraordinate
lascino gli spazi di manovra necessari".
"Parlare
di Pianificazione Strategica ci evoca una proiezione razionale nel tempo
di progettualità, mezzi ed obiettivi coordinati tra loro da input
politici e tecnici. Siccome in un piano strategico si investono risorse,
appare evidente l'importanza di studiare gli eventuali benefici che ne
derivano, a tutti i livelli" - Giovanni Urbani, Dirigente dell'Area
Sviluppo Socioeconomico della Provincia di Mantova - introduce il tema
della valutazione.
"Le metodiche di valutazione sono importanti nella programmazione
pubblica, perché costituiscono la base per organizzare, nelle amministrazioni,
le funzioni di accountability e di learning.
La prima verifica è l'attuazione degli interventi, mentre la seconda
riflette sui risultati ottenuti al fine di riorientare gli obiettivi e
le modalità di attuazione. La valutazione vera amplia "gli
aspetti comuni" del monitoraggio (ne è l'analisi critica,
implicando interpretazione e giudizio) dei piani pubblici, con lo studio
della performance in fase d'attuazione; inoltre, la valutazione verifica
la coerenza tra obiettivi prefissati, risultati progressivamente ottenuti
ed evoluzione del contesto di riferimento. Questo per rimodulare e riprogrammare
in corso d'opera e avere una visione chiara di cosa si sta facendo e cosa
si vuole ancora fare".
Ma
che cos'è un Piano Strategico?
Paolo
Crugnola - SDA Bocconi - attraverso dei quesiti e dei punti di riflessione
ha cercato di rispondere ad alcune delle domande ancora aperte sul tema
della pianificazione strategica.
"Definire
un Piano Strategico significa partire da un posizionamento in un sistema
competitivo; bisogna sapere collocare il proprio territorio all'interno
di un sistema più ampio, capire dove siamo e dove vogliamo andare.
Questo non può non avvenire alla luce delle risorse che si hanno
a disposizione e di un percorso per raggiungere il posizionamento individuato.
Quest'ultimo deve servire a raccogliere quelle risorse critiche che sono
più adatte al territorio di riferimento per sostenere una determinata
vocazione economica. L'idea del marketing territoriale, infatti, è
quella di scegliere delle risorse critiche e strutturare un sistema di
offerta che possa attirare quella tipologia di risorse.
Per definire il proprio posizionamento bisogna, quindi, analizzare il
contesto, i propri punti di forza e di debolezza, ma anche gli scenari
futuri, cioè avere la possibilità di individuare dove queste
dinamiche globali ci stanno portando.
L'impostazione
del percorso:
è
meglio privilegiare la completa costruzione dal basso delle decisioni,
quindi lasciare ampio spazio alla partecipazione, fare in modo che le
decisioni emergano dai gruppi discussioni, dai forum, dalle occasioni
di confronto o invece è meglio privilegiare la razionalità
e dare un'impostazione dall'alto per poi costruire il consenso da questa
impostazione?
come
fare in modo che il Piano Strategico sia il risultato di una strategia
di "testa e non solo di "pancia". Quale tipo di accompagnamento
della strategia si deve fare affinché il processo di costruzione
della stessa sia razionale e pensato?
come
ottenere la fiducia di tutti gli attori e il loro coinvolgimento attivo,
soprattutto dal punto di vista della P.A.? Raccogliere attorno ad un
tavolo tutti gli stakeholder, gli attori locali non è semplice
a maggior ragione se vogliamo che sia una strategia seria dobbiamo fare
in modo che non solo partecipino alla discussione, ma anche che diano
il loro contributo concerto nella realizzazione dei singoli progetti.
Per fare questo bisogna creare uno spirito di squadra, un senso di fiducia
tra i partner e una tensione verso la realizzazione dell'obiettivo.
Basta, quindi, semplicemente una comunicazione all'interno della rete
o bisogna dimostrare per esempio con progetti realizzati che c'è
una voglia e una serietà di portare avanti una determinata strategia?
quali
strumenti sono indispensabili per presidiare l'intero processo fino
all'implementazione operativa? Qui parliamo di strumenti concreti: Agenzia
di sviluppo, sistema informativo, un sistema di programmazione e controllo,
che si pensi quindi non solo al che cosa fare, ma anche al valutare
se quello che si è deciso è stato effettivamente portato
avanti.
Il
contenuto della strategia deve consentire di vincere le sfide della
globalizzazione e assicurare un adeguato livello di benessere economico
e sociale.
Gli
ambiti possibili di scelta sull'impostazione del contenuto sono:
privilegiare
una strategia generale o selettiva? (implicazioni sul consenso)
puntare
ad una "vocazione forte"/specializzazione o alla diversificazione?
puntare
sulla valorizzazione della tradizione o sull'innovazione? Settori tradizionali
o innovativi?
solo
valorizzazione turistica del territorio?
che
cosa occorre sapere del contesto per impostare la strategia?
All'interno
di un Piano Strategico l'ente locale gioca fondamentalmente due ruoli:
da una parte è il regista, l'animatore dell'intero sistema, è
quello che nella maggior parte dei casi prende l'iniziativa e stimola
- promuovendo la collaborazione tra gli attori - promuove il processo
di pianificazione partecipata e fornisce la struttura di supporto perché
questo processo venga effettivamente svolto.
Dall'altro lato è anche un attore del sistema locale. Ha un'azione,
un posizionamento all'interno della strategia complessiva del sistema
che è di rilevante importanza, perché è vero che
non controlla tutte le leve necessarie per promuovere uno sviluppo locale
dal basso, ma ne controlla comunque di significative.
Il primo passo quindi è adeguare la strategia interna alla strategia
del sistema. Cosa vuol dire adeguare la strategia interna? Adeguare il
piano degli investimenti, adeguare il PEG, adeguare le scelte di bilancio,
vuol dire presidiare alcuni nodi critici. Va ripensata l'intera offerta
di servizi pubblici e rifocalizzarsi su alcuni servizi che sono più
critici degli altri e che nessun altro attore locale è in grado
di fornire. Deve, attraverso la sua azione attivare l'azione di molti
altri.
"Regista"
ed animatore del sistema locale
o Promuovere la collaborazione tra gli attori
o Stimolare il processo di pianificazione strategica partecipata
o Fornire la "struttura di supporto"
o Verificare l'effettiva implementazione
"Attore"
del sistema locale
o Adeguare la propria strategia con la strategia del sistema locale
o Posizionarsi nei nodi critici del percorso
o Giocare un ruolo di "volano" dello sviluppo
L'esperienza
del Piano Strategico del Comune di Pesaro
La
Sfida interna, per il Comune
di Pesaro, è diventare Città della Qualità,
per valorizzare gli elementi positivi preesistenti (un tessuto imprenditoriale
forte e collaborativo, un forte legame città/territorio, una grande
varietà di soggetti ed esperienze) ed evitare i rischi connessi
ad una mancata preparazione agli scenari economici futuri. Integrando
gli obiettivi di tutti gli attori locali, declinati soprattutto dal punto
di vista della innovatività e della sostenibilità, con centralità
agli aspetti della formazione, Pesaro può mantenere una posizione
avanzata sia all'interno del suo territorio che a livello nazionale e
internazionale. Grazie a questo processo è cambiato il modo di
essere e proporsi delle istituzioni ma anche l'atteggiamento degli attori
sociali, con un progressivo avvicinamento tra attori pubblici, privati
e terzo settore che hanno riconosciuto priorità e linee di interesse
comune. Questo ha contribuito a migliorare anche i rapporti esterni: con
la Regione, la Provincia, l'Università e le città del territorio
e a favorire la centralità della città di Pesaro nei progetti
di cooperazione.
Il
processo di ascolto strutturato e progettazione condivisa è stato
avviato già nel 1996 nell'ambito dei lavori preparatori del nuovo
PRG. Tale processo ha rappresentato la premessa per la nascita dell'Urban
Center e del Piano strategico. L'importanza del percorso è data
dalla previsione nel PRG stesso di un "forum permanente di riflessione
ed elaborazione di idee e scenari ampi e sempre più approfonditi
per il futuro della città e del suo territorio e promuovere ricerche
e proposte sui temi di riconosciuta importanza generale". E' in questo
contesto che è emersa la disponibilità della società
civile a discutere e confrontarsi e l'importanza, per l'amministrazione,
di costruire le politiche urbane in collaborazione con tutte le articolazioni
della società civile.
Il
Piano Strategico Pesaro 2015 Città della Qualità
Per non disperdere questo capitale sociale, a partire dal febbraio 2001
il Comune di Pesaro ha avviato un processo di consultazione dei diversi
attori sociali, economici e culturali per l'elaborazione del Piano strategico
per lo sviluppo della città. Mobilitando una pluralità di
soggetti locali e impegnandoli nella ricostruzione della visione dell'identità
e del futuro della città, si è tracciata una diagnosi della
realtà locale e gli scenari dei processi di trasformazione che
intessano il territorio e si è descritta la meta che la città
intende perseguire, ovvero presentarsi al 2015 come ''Città della
qualità".
Lo sviluppo del progetto
Complessivamente
sono state individuate 6 funzioni rilevanti o aree strategiche (in cui
ricadono 27 azioni e 76 proposte di progetto):
Attrazione
di impresa - integrazione tra livelli di governo, infrastrutture e formazione;
Cultura
- consolidamento dell'identità, valorizzazione patrimonio offerta
per cittadini e ospiti;
Internazionalizzazione
- rafforzare l'identità nel mondo in termini produttivi e culturali;
Società
dell'informazione e ICT - rafforzare il profilo di città attenta
alla sfera sociale e alla qualità sociale della vita urbana;
Welfare
locale - coniugare il mantenimento di elevati standards di protezione
sociale con lo sviluppo di una concezione attiva dei diritti della cittadinanza;
Territorio
- bene pubblico e raro che deve orientare scelte equilibrate e consapevoli.
Precondizione di ogni futura politica di sviluppo delle altre aree.
L'integrazione
di più aspetti (sociali, territoriali, economici) all'interno di
ogni area propone una trasversalità tra le aree strategiche fondata
sul concetto di qualità. Il percorso Meta > Azione > Progetto
è un percorso da seguire in senso circolare e ricorsivo.
Il Piano strategico è composto dal Documento programma e dal Dossier
progetti: il primo contiene la sintesi dell'intero percorso di lavoro
svolto, la diagnosi, lo scenario e le strategie (le 6 mete e le 27 azioni).
Il Dossier progetti contiene le ipotesi progettuali riferite alle sei
aree di policy e alle 27 azioni e rappresenta l'insieme degli strumenti
individuati come necessari per la messa in opera delle azioni strategiche
delineate (le 76 proposte di progetto).
Gli obiettivi
L'obiettivo
generale dell'iniziativa è fare di Pesaro una "città
della qualità": descrivere un quadro condiviso delle risorse
e degli strumenti necessari per il cambiamento strategico e rafforzare
i processi di integrazione tra i soggetti pubblici e gli attori economici
e sociali,
connotando
la vocazione della città in termini di qualità e innovazione;
orientando
e promuovendo lo sviluppo economico e sociale della città;
slegando
la visione dei destini della città da aspirazioni di controllo
generale ma favorendo invece dialogo, lavoro condiviso, sviluppo progettualità,
modalità pattizie;
agendo
sulle peculiarità storiche e culturali, sui caratteri urbani
più specifici, sulla identità della città per costruire
la visione futura
sviluppare
processi concertati di progettazione di azioni innovative. Programma
IMMPInnovation Made in Marche - Pesaro
sviluppare
processi concertati di progettazione di area vasta. Programma PASSO
DP (Programma Ambientale di Sviluppo SOstenibile del Distretto Pesarese
avviare
efficaci operazioni per la circolazione delle informazioni
Gli
obiettivi del Piano strategico e le finalità conseguite sono:
evidenziare
le criticità e le opportunità rispetto alla costruzione
di un quadro di azioni e politiche per lo sviluppo di Pesaro e del territorio;
creare
consenso intorno ad alcune ipotesi di sviluppo attraverso un patto che
vede protagonisti gli Enti locali, gli attori pubblici e privati e la
società locale;
intensificare
il dialogo e costruire reti di relazioni stabili con i comuni dell'area
distrettuale;
favorire
la collaborazione tra soggetti locali e Istituzioni del territorio intorno
ad alcuni temi strategici;
promuovere
azioni concrete che si intreccino con le politiche già in atto.
I
risultati
Le
attività intraprese tra il 2001 e il 2004 sono:
SEMINARI.
Hanno preceduto l'avvio del piano strategico, per sondare la disponibilità
reale degli attori locali alla costruzione del piano e allo stesso tempo
avviare una prima formazione sul tema. (febbraio - giugno 2001)
DOCUMENTO
PROGRAMMA. Frutto dell'attività delle Commissioni di lavoro per
la costruzione della diagnosi, dello scenario e delle strategie (ottobre-novembre
2001)
DOSSIER
PROGETTI. Attività dei gruppi di progetto (febbraio - giugno
2002) per la costruzione del Dossier progetti, contiene le schede relative
alle ipotesi progettuali riferite alle sei aree di policy e alle 27
azioni descritte nel Documento programma
CONFERENZA
STRATEGICA (15 e 16 luglio 2002) con cui sono stati presentati alla
città e alla società locale i risultati del lavoro di
riflessione strategica
PROGRAMMA
IMMP (Innovation Made Marche Pesaro). Nell'aprile del 2003 è
stato avviato un programma per orientare alcuni dei progetti previsti
nell'ambito dell'innovazione tecnologica in collegamento con il tessuto
produttivo della realtà distrettuale pesarese ed in particolare,
al made in Italy. Il programma si configura come piano di azione di
alcuni progetti del Piano strategico e catalizzatore di inziative che
si sviluppano autonomamente nel territorio a cui viene data coerenza
e un marchio di qualità. Il programma è stato presentato
pubblicamente il 20 febbraio. Si sta oggi lavorando al comitato di coordinamento.
Prevede la riqualificazione di un'area industriale all'interno della
città convertita in un centro servizi. Il protocollo d'intesa
viene firmato ad aprile 2004 con la nascita di un nucleo operativo che
raccoglie le imprese e le mette in relazione tra di loro e con centri
di formazione
PROGRAMMA
PASSO DP 2004 (Programma Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile del
Distretto Pesarese) finanziato dalla Regione. Ha l'obiettivo di rafforzare
politiche di sostenibilità con allargamento del processo di pianificazione
strategica all'area distrettuale pesarese. Tra Comune di Pesaro, comuni
del distretto pesarese e Provincia di Pesaro e Urbino è stato
sottoscritto un protocollo d'intesa per sviluppare, con il finanziamento
regionale, alcuni progetti di scala sovracomunale già contenuti
nel piano strategico ed anche di nuova individuazione
INTEGRAZIONE
del Piano con altri processi strategici ambientali e sociali (Agenda
21 e Piano Sociale d'ambito). Il 2015 è anche l'arco temporale
di Agenda 21
SOFTWARE
PER IL LAVORO CONDIVISO. Grazie ad una borsa di studio della provincia,
lo studente di un master ha sviluppato un software per la creazione
di uno spazio di lavoro on line che sarà sperimentato a giugno
o a settembre 2004 presso l'Urban Center.