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La Rete delle Città: i Comuni diventano i nuovi soggetti per lo sviluppo locale in aree urbane in difficoltà  

La Rete delle Città nasce su iniziativa di dieci Comuni italiani: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino, Venezia. La Rete riunisce le dieci città destinatarie dei fondi stanziati dall'art. 14 della Legge 266/97, finalizzati al sostegno diretto ed indiretto alle imprese localizzate in aree di degrado urbano.
Le azioni finanziabili sono specificate nel DM 297/04, agli articoli 3 e 4, e prevedono l'erogazione di servizi quali incubatori di impresa, animazione economica, formazione, etc. (art. 3) ed agevolazioni alle piccole imprese (art. 4). La ripartizione delle risorse fra le due tipologie di intervento è decisa dai Comuni con il solo vincolo del 40% massimo attribuibile alle azioni pubbliche ex art. 3.
Pur mantenendo differenze di approccio e di modalità di funzionamento nella erogazione dei servizi e dei finanziamenti, le città della Rete si relazionano tra loro sia sul versante dei rapporti con il Ministero dello Sviluppo Economico, sia su quello della comunicazione e dello scambio di informazioni ed esperienze.
Le singole città coordinano a turno le politiche dell'intera Rete (attualmente è coordinatore della Rete il Comune di Roma) con attività di analisi e strategie organizzative per la gestione delle risorse.
La novità, di cui la Rete delle Città si vuole fare portatrice e testimone, e che ha ispirato l'art. 14 della legge 266/97 è il cosiddetto "effetto prossimità": più delle amministrazioni centrali e regionali, infatti, i comuni si sono proposti come promotori della riqualificazione urbana ed economico-produttiva delle aree periferiche, grazie alla possibilità di far leva sul rapporto diretto con il territorio. Il rapporto fiduciario tra l'amministrazione comunale e l'impresa agevolata non solo favorisce l'efficacia degli interventi ma attenua il rischio di comportamenti opportunistici da parte delle imprese stesse. A questo proposito Dante Pomponi, Assessore alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale, il Lavoro del Comune di Roma, durante il convegno "L'Impresa Prossima. Le politiche dei comuni per lo sviluppo locale in aree urbane in difficoltà" tenutosi a Roma nell'ottobre del 2006, ha sottolineato come grazie a questo strumento normativo, il comune "realizza politiche, più mirate, integrate, dunque maggiormente incisive. L'impresa - e parliamo quasi sempre di giovani microimprese - non è lasciata sola ma condivide con altri, uffici e partner territoriali le proprie inevitabili difficoltà".
Ad avvalorare questo aspetto vi è il fatto che le città hanno fatto convergere una importante quota dei propri investimenti su strutture stabili di servizio alle aziende: gli incubatori di impresa. Tali strutture, nel tempo, sono state capaci di rivestire più ruoli e funzioni: casa di nuove imprese, presidio territoriale delle istituzioni in aree urbane "difficili", accumulatori di progettualità sul territorio e punto di riferimento per donne, studenti, disoccupati ed associazioni locali.

I primi quattro programmi di intervento hanno già raggiunto degli importanti risultati, evidenziati dal 1° Report di Monitoraggio pubblicato nel 2006 da Rete delle Città e dall'IPI - Istituto per la Promozione Industriale.
Alcuni risultati dal punto di vista quantitativo:

  • il Ministero dello Sviluppo Economico ha assegnato ai Comuni risorse per 171 milioni di euro, distribuendole in misura proporzionale alla popolazione residente. I Comuni di Roma, con 56 milioni di euro, e Milano, con 28 milioni, sono quelli che hanno beneficiato del maggior volume di risorse stanziate.
  • Le risorse impegnate sono state pari a 160 milioni. Si sono concentrate per il 73% (117 milioni di euro) nelle agevolazioni alle imprese (art. 4 del D.M. 225/98) e per il restante 27% (43 milioni) nelle altre azioni ex art. 3 del D.M. 225/98.
  • I Comuni hanno impegnato la quasi totalità (94%) delle risorse messe loro a disposizione dall'intervento nel corso dei quattro programmi.
  • Il numero complessivo di imprese beneficiarie è stato pari a 9.418. La maggioranza delle imprese ha beneficiato esclusivamente dei servizi di cui all'art. 3, (6.349 pari al 67% del totale); le imprese che hanno ottenuto il diritto alle agevolazioni sono 3.069 (il 32,5%), di cui 983 beneficiarie anche di servizi.
  • Le imprese "giovani" (imprese costituitesi non più di 24 mesi prima della data di concessione delle agevolazioni) beneficiarie sono state 5.564 (il 59% del totale delle imprese beneficiarie); esse, rispetto alle imprese non giovani, hanno mostrato una maggiore propensione ad avvalersi dei servizi di cui all'art. 3.

Nel 2006, inoltre, la Commissione Europea ha premiato il Comune di Roma con lo European Enterprise Award nella categoria "Imprenditorialità Responsabile", individuando il modello di intervento per l'applicazione della L.266/97 innovativo e di esempio per le grandi città europee.

Il V Programma di intervento

Rispetto all'attuazione dei primi quattro Programmi, il V Programma di intervento iniziato nel 2005 e attualmente in corso, presenta delle interessanti novità:

  • la metodologia di individuazione delle aree agevolabili adottata dai diversi Comuni rileva la notevole eterogeneità degli indicatori utilizzati, sia di tipo qualitativo che quantitativo. In riferimento alle aree agevolabili, si osserva che la maggioranza dei Comuni ha aggiunto nuove aree a quelle preesistenti. Tale tendenza testimonia la capacità dello strumento di avviare processi di sviluppo che i Comuni intendono capitalizzare attraverso la continuità degli interventi nelle medesime aree; al contempo, l'aggiunta di nuove aree permette di innescare i medesimi processi in zone che non hanno potuto beneficiare in passato dello strumento, implicando, così, un riconoscimento della sua validità.
  • Riguardo le strategie di sviluppo urbano è molto significativo che ci sia stato un coinvolgimento, anche se prevalentemente come consultazione, degli operatori economici e che molti comuni si siano concentrati sulle potenzialità di sviluppo con una forte attenzione all'attrattività degli investimenti. Questi aspetti sembrano confermare la tendenza per cui l'economia urbana può essere uno specifico fattore di sviluppo e non semplicemente un "side show" del contesto economico generale. In particolare, in un momento di forti vincoli di spesa pubblica e di difficoltà congiunturali, questo aspetto può rappresentare un elemento fortemente innovativo per la valutazione della spesa dei comuni.
  • Si rileva inoltre una forte e crescente integrazione delle misure previste dal V Programma con altre iniziative di sviluppo urbano, attivate attraverso differenti tipologie di intervento (europeo, regionale, comunale). Tale approccio, che permette ai Comuni di disporre di una ampia gamma di strumenti, rende possibile la creazione di sinergie, elemento particolarmente significativo in un contesto di scarsità e razionalizzazione di risorse, ed una più diretta ed efficace incidenza sul tessuto economico-imprenditoriale.
  • Sul piano dell'impegno gestionale dei comuni e, quindi, delle risorse umane dedicate all'attuazione della L. 266 emerge che quasi tutti i comuni (con la sola eccezione di Venezia) hanno previsto uffici esclusivamente dedicati con un numero significativo di personale, nonostante il budget limitato di alcuni comuni. Anche questo mette in evidenza un forte interesse delle amministrazioni comunali verso questo particolare strumenti di intervento.

In conclusione, appare nel complesso coerente la gestione della fase di rilevazione delle necessità del territorio, di definizione degli obiettivi e di ideazione delle azioni per il loro raggiungimento. Rispetto a queste ultime è rilevabile una maggiore attenzione, rispetto ai programmi precedenti, verso il sostegno all'innovazione e al miglioramento dell'accesso al credito da parte delle piccole imprese.

Per saperne di più
1° Report di monitoraggio ed analisi del processo di definizione del 5° programma di interventi per lo sviluppo imprenditoriale in aree di degrado urbano ex l. 266/97
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