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Gli urban
center in Italia iniziano a costituirsi sul finire degli anni '90.
I modelli teorici sono gli urban center americani o i centri espositivi
dedicati alla città e all'architettura che si aprono in moltissime
città europee durante la grande fase della rigenerazione urbana
della fine degli anni '80.
In realtà
gli urban center italiani hanno alcune specificità che li rendono
differenti. In particolare essi sono
strutture spesso inquadrate all'interno degli enti pubblici che governano
i territori e sono sorrette da finanziamenti pubblici con rare eccezioni
di co-finanziamenti pubblico-privati.
Anche gli obbiettivi preposti posso essere molto diversi e vedono l'Urban
Center sia come spazio di informazione, di dialogo e di progettazione
condivisa sulla città e sul territorio sia come organismo
di presidio e supporto ai processi di trasformazione. Enti, quindi,
con una spiccata vocazione progettuale si affiancano ad altri che come
fine hanno l'accompagnamento dei processi di trasformazione e si pongono
come luogo di incontro di reti e di attori che concorrono nella trasformazione
del territorio.
Inoltre nelle varie realtà si vedono soggetti diversi (sia qualitativamente
che quantitativamente) attivarsi per realizzare strutture dai fini diversi
ma accomunate da istanze di trasparenza e di inclusività nella
formazione dei processi decisionali, di miglioramento della loro efficienza,
di promozione della qualità urbana ed infine di promozione di una
immagine riconoscibile e condivisa della città.
La caratteristica
distintiva degli urban center deve essere quella di guardare alla città
ed alla sua trasformazione in una prospettiva pubblica o collettiva, e
non privatistica, occupandosi di “esplicitare” gli aspetti tecnici aiutando
la cittadinanza a capire ed a farsi un opinione.
A seconda
delle attività che svolge e del contesto in cui opera, l'urban
center orienta le proprie attività su diverse linee di azione,
dall’advocacy planning nei processi di costruzione della città,
ad attività di comunicazione delle trasformazioni urbane e di diffusione
del dibattito architettonico.
Da qui la
necessità che un urban center sia:
- vetrina
delle trasformazioni urbane;
- promotore
di dialogo (non schierarsi, ma rappresentare i diversi punti di vista,
la pluralità di
voci ed interessi che sono dietro la trasformazione urbana);
- attore,
stakeholder del sistema e portatore di posizioni forti (cioè
scegliere e sostenere un
punto di vista);
- educatore
della cittadinanza sui temi della trasformazione urbana;
- multidisciplinare,
deve cercare cioè di allargarsi ad altri campi come il sociale
e la cultura, offrendo servizi (formazione, educazione, cultura ecc.)
alla cittadinanza ed ospitando iniziative.
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Il 21 e 22
giugno 2007 si è svolto il seminario, promosso da Urban Center
Metropolitano di Torino, Urban Center Network. Comunicazione, risorse,
cittadini, progetti, al quale hanno partecipato i tredici urban center
italiani: Venezia, Trento, Bolzano, Trieste, Genova, Bologna, Ravenna,
Roma, Napoli, Lamezia Terme, Palermo, Catania e Torino.
In quell'occasione
Torino ha rilanciato il dibattito, nato nel corso degli ultimi due anni
e sviluppatosi in successivi appuntamenti in diverse città italiane,
sulla creazione di
una "rete degli urban center italiani", un'associazione a cui
sono invitati a partecipare tutti gli urban center interessati a condividere
un linguaggio comune, scambiare esperienze, creare collaborazioni su progetti
e iniziative. Momenti
di confronto tra strutture di nuova concezione e ancora in cerca di una
identità, ma anche importanti occasioni di conoscenza sul tema
della trasformazione urbana.
Il dibattito
il ha avuto esiti positivi per la nascita dell'associazione, che ora è
in fase di costituzione.
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